News

2 luglio 2010

Abbiamo realizzato una campagna di email marketing per conto di Carpe Diem Group, importante azienda attiva nel campo delle operazioni immobiliari con finalità turistiche. La comunicazione pubblicitaria aveva lo scopo di ...

Leggi »

In evidenza

Yourfolio: il portfolio digitale low budget

Prodotto: Yourfolio. Sito web con portfolio.

Target: Artisti, fotografi e altri professionisti che desiderano, a fronte di un piccolo investimento, avere una presenza online di grande impatto e di semplice aggiornamento.

In dettaglio:
Yourfolio è un sistema di gestione contenuti che consente di gestire con estrema facilità un portfolio digitale ed altre informazioni ...

Leggi »

Definizione di Web 2.0

Pubblicato il 12 maggio 2008

web 2.0

Resourceful Idiot pubblica un ottimo articolo in cui fornisce un’esaustiva e accurata definizione del web 2.0, partendo dal concetto di web 1.0 e arrivando a quello di web 3.0. Quanto segue è una parziale traduzione dell’articolo citato, adattato alla situazione e alle esperienze d’uso degli utenti italiani.

Sembra che ognuno abbia la propria idea del significato del web 2.0. Partiamo dalla definizione del web 1.0, cioè delle linee comuni del web all’inizio dell’era internet, circa 15 anni fa nei paesi informaticamente più evoluti, alcuni meno in Italia. A quei tempi, l’uso principale del web era quello di portare in rete, quindi disponibili ad un pubblico più vasto e senza limitazioni di tempo e orario, le informazioni che fino ad allora venivano diffuse tramite materiale cartaceo come brochure, depliant, volantini, ecc. Progressivamente, altri tipi di informazioni venivano convertite in formato digitale, come interi cataloghi, libri, articoli e notizie, musica ed altro ancora.

Questo spostamento verso i new media, in sostituzione o in accompagnamento ai media tradizionali, è ancora pienamente in corso, agevolato dal progresso tecnologico (e soprattutto dalla velocità di connessione in costante aumento nel mondo), e probabilmente continuerà ancora molto a lungo. Questo aumento di informazioni crea il desiderio e il bisogno di poterne fruire in modo più semplice e interattivo, integrando tali dati con i propri strumenti di lavoro. E così arriviamo al web 2.0
Molti ritengono che il web 2.0 sia la definizione dell’attuale fase di internet, e per certi versi è così. Quando la quantità e la tipologia di dati è diventata degna di interesse, le persone hanno iniziato a chiedersi: “Ora, come posso condividere queste informazioni?”.

Dai vari tentativi di rispondere a questa domanda sono nate varie tipologie di siti web che possono essere definiti web 2.0. In Italia l’accoglimento di tale approccio è stato obliquo: se da un lato alcuni servizi di grande successo internazionale come Facebook o Flickr hanno riscosso un interessamento molto inferiore ai principali paesi di riferimento, YouTube e Wikipedia mostrano come questi servizi in cui è l’utente a costruire (e non solo a usare, come in eBay) il sito funzionano già molto bene anche nel nostro Paese.

La fase successiva, identificata come web 3.0, ha ancora i confini molto sfumati, ed è difficile capire come si evolverà su larga scala. Le molte informazioni rese disponibili online durante il periodo del web 1.0 sono aumentate esponenzialmente grazie agli strumenti, alla facilità di interazione e all’approccio utente-centrico del web 2.0. Ora la domanda è: “Cosa possiamo fare con questi dati“? La risposta risiederà probabilmente nella realizzazione di siti che creano nuovi servizi incrociando a loro volta i servizi ora esistenti. Il web 3.0 – ma è solo un’ipotesi – troverà probabilmente il suo tratto distintivo nella gestione dei dati: pubblicarli online (web 1.0), condividerli (web 2.0), sfruttarli al meglio e in più luoghi, occasioni, piattaforme (web 3.0).

Un esempio può essere Google Maps: oggi è un servizio divertente, ma in molti casi viene usato per fare ciò che Via Michelin faceva più o meno 10 anni fa. Un suo utilizzo, con alcuni miglioramenti, su telefono cellulare connesso a internet, lo rende di fatto un navigatore , migliorato dalla possibilità di disporre di immagini e commenti degli utenti sui luoghi e sui percorsi.
Naturalmente, queste definizioni sono ampiamente discutibili. E’ difficile definire l’essenza del web 2.0, come quella del movimento che l’ha preceduto e di quelli che seguiranno. Di certo preferiamo una definizione che si basa sul ruolo e il coinvolgimento dei navigatori, rispetto a quella che si basa sulle tecnologie che sottendono lo sviluppo dei siti web cosiddetti 2.0 (l’esempio classico è l’uso di AJAX), che si presta ad ancora maggiori discussioni.

Lascia un Commento

L'indirizzo email è necessario, ma non verrà pubblicato nè ceduto a terze parti. I tuoi dati saranno trattati nel rispetto delle vigenti normative in materia di privacy.