No news is bad news

Il famoso detto inglese secondo il quale nessuna notizia è una buona notizia non si applica solitamente a chi si occupa di comunicazione. In particolare sul web, aggiornare il proprio sito con regolarità è importante sia per incentivare il ritorno degli utenti, sia per طريقة تداول الاسهم بنك الراجحي migliorare l'indicizzazione sui motori di ricerca.

Lo diciamo sempre ai nostri Clienti. In questa sezione cerchiamo di dare il buon esempio. Gli articoli di carattere "tecnico/divulgativo" sono invece nella sezione approfondimenti.

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10 regole per lavorare al pc da casa

Nessun commento » | martedì, 30 luglio 2013

Chi l’ha provato lo sa: lavorare da casa ha molti pro ma anche contro non trascurabili. I confini tra vita lavorativa e personale si assottigliano, e se non si è perfettamente organizzati si rischia di essere talvolta scarsamente produttivi o caotici. Ecco qualche consiglio utile se state iniziando una nuova avventura di telelavoro.

تداول اسهم اليوم 1) Gli spazi
E’ molto importante definire uno spazio dedicato esclusivamente al lavoro. Se non abbiamo a disposizione una stanza, approntiamo almeno una scrivania. Una volta che siamo lì, non siamo più a casa; siamo al lavoro.

jobba hemma när man är sjuk 2) Il look
Per sentirci davvero “al lavoro”, aiuta farci una doccia e vestirci, magari non in modo accurato come quando andavamo in ufficio, ma perlomeno evitando di rimanere in pigiama. Facciamo colazione, prepariamo una lista dei compiti da svolgere e partiamo all’orario che avevamo stabilito.

forex valuta dollar 3) La porta
Soprattutto se non abitiamo da soli, è importante chiudere la porta della stanza dove lavoriamo per rendere chiaro al resto della famiglia che non siamo disponibili.

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Quando abbiamo bisogno di lavorare senza distrazione, spegniamo il telefono, la chat di skype, la notifica dell’email e, se necessario, anche la connessione internet.

تداول وطرح الاسهم 5) La scrivania
La scrivania e in generale l’area dove si lavora devono essere in ordine e organizzate, anche se non c’è nessuno a controllarci. Aiuterà anche il nostro lavoro avere ordine all’esterno, oltre che nella mente.

تداول اسهم امريكية 6) La sedia
Se la nostra giornata lavorativa prevede molte ore davanti al computer, investiamo in una seduta ergonomica e comoda.

forex trading course in chandigarh 7) Pianificazione
Dobbiamo avere una chiara idea dei compiti da svolgere, e anche della gerarchia tra le cose urgenti ed essenziali e quelle meno importanti. Quando il nostro orario è finito, fermiamoci e limitandoci ad appuntare eventuali nuove idee, per svilupparle il giorno successivo. Da qual momento non siamo più al lavoro, siamo a casa.

forex handlare 8) Il pranzo
All’ora di pranzo, cuciniamo, sediamoci a tavola e consumiamo un pasto nutriente e leggero. In alternativa, possiamo cogliere l’occasione per uscire e pranzare con qualche amico, ma ricordiamoci di rispettare l’orario che ci siamo dati.

التجارة بالذهب 9) La precisione
Non lasciamoci prendere dal lassismo o dalla pigrizia, anche se siamo a casa nostra, con divano e tv a portata di mano. Rispondiamo a tutte le email e alle telefonate, pianifichiamo le attività da svolgere giorno per giorno, e alla fine della settimana facciamo una sintesi mentale o scritta di quello che abbiamo realizzato.

forex kort resa 10) Le pause
Prevediamo anche qualche pausa che deve servire a liberare la mente, magari a “digerire” quello che abbiamo appena realizzato, Non buttiamoci subito su Facebook o sul cellulare. Respiriamo e stacchiamo davvero la spina per qualche minuto.

Internet e… i rapporti a lunga distanza

Nessun commento » | sabato, 13 aprile 2013

C’è qualcuno che si ricorda come era un rapporto a distanza prima di Skype e Facebook? Mezzi come questi hanno cambiato questo tipo di relazioni, ma non sempre in meglio. Ecco alcuni pro e alcuni contro da commentare.

broker zarobki PRO: Condividere gli amici
Ora anche a distanza è possibile far partecipare altre persone alla nostra storia d’amore. Potremmo conoscere i rispettivi amici, anche se solo in modo virtuale, e così renderci parte l’uno della vita dell’altro nonostante la lontananza geografica.

http://szkola280.pl/wyjatkowa-lekcja-historii/feed/ polskie platformy forex PRO E CONTRO: La webcam
Sulla carta è davvero confortante poter “vedere” ogni giorno la persona amata anche a distanza di chilometri, cosa che, solo 15 anni fa, era impensabile, e bisognava accontentarsi del telefono con tutte le limitazioni e i costi che ne seguivano. Oggi è possibile quantomeno vedere la faccia del nostro lui, parlare anche per ore senza spendere un euro e magari fare anche esperienze più… avventurose. Peccato che a volte lui chiama proprio mentre siamo in piena routine mattutina, con tanto di mollettone in testa, incarnato grigiastro e borse a vista; che fare?

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Il nostro amore distante una volta non sarebbe mai stato geloso dell’amico che ci chiede in prestito gli appunti; magari non lo avrebbe nemmeno mai saputo; peccato che la bacheca di Facebook si riveli una specie di amplificatore del sospetto in questo genere di cose. Il nostro compagno ci ha scritto sulla bacheca di Facebook se può prendere in prestito gli appunti ed ecco che qualcosa che nella vita reale sarebbe passato completamente sotto l’uscio diventa un affare di stato: sarà solo una scusa per vederla? va a casa sua? magari si mettono a studiare insieme? Ma com’è poi questo tizio, aspetta che vado a vedere le foto… Ecco a voi il potere occulto del social network.

rynek forex w polsce PRO E CONTRO: I messaggi
Ecco qui un altro discutibile pregio di Skype e Facebook: lasciare un messaggio d’amore è semplice e immediato. Forse troppo. Forse il fatto di non fare alcuno sforzo ci porta ad essere troppo superficiali, o troppo invadenti. Ricordiamo che una frase scritta, anche in un messaggio privato, anche in una chat, ha sempre un peso molto diverso da una parola detta a voce.

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Non è più necessario darsi appuntamenti telefonici e aspettare tutto il giorno che arrivi quel momento, che magari coincide perfettamente con la nostra soap preferita. Ora basta vedere se il nostro amato è online su Skype per chiamarlo, e questo da’ la possibilità di condividere con lui anche le piccole cose che fanno parte della quotidianità, come la rispostaccia che ci ha dato la nostra compagna di banco o l’orrendo rossetto che abbiamo comprato per sbaglio.

Motori di ricerca: Google è ancora solo

Nessun commento » | giovedì, 20 dicembre 2012

Il 2012 non è stato un anno straordinario per Google. Il servizio di social network di big G, الفوركس Google Plus, continua a essere un imbarazzante fiasco, nonostante i tentativi al limite della concorrenza sleale per rilanciare il servizio. Altri servizi che non hanno mai decollato, come http://www.riosmartin.com/?bilozir=%D9%85%D8%A7%D9%87%D9%88-%D8%A7%D9%81%D8%B6%D9%84-%D9%85%D9%88%D9%82%D8%B9-%D9%81%D9%88%D8%B1%D9%83%D8%B3&a9e=ef ماهو افضل موقع فوركس Wave o http://petefoytho.com/?option=com_jce ETH 376 Week 3 DQ 2 Buzz, sono stati soppressi. Gmail, che rimane uno dei fiori all’occhiello dell’azienda, rischia clamorosamente di perdere quota per le minacce esterne (come l’ottimo – e senza pubblicità – nuovissimo outlook.com di Microsoft), e più ancora per incomprensibili ed autolesionistiche scelte interne, come l’abbandono della possibilità di affiancare il servizio a Google Apps Free o il supporto Exchange per i dispositivi iOS di Apple.

Android ha dato soddisfazioni, ma anche qui non è tutto rose e fiori: l’ingresso nel mercato hardware – a seguito dell’acquisizione di Motorola – ha significato la più grande ondata di licenziamenti che Google abbia mai intrapreso, e pare che non sia finita. I buoni volumi di vendita di Android sono in larga parte dovuti alla enorme diffusione su modelli low-cost, un mercato che Apple sta continuando a snobbare, ma interessa parecchio a Microsoft, che con il suo rivoluzionario Windows 8 promette battaglia nei mesi a venire.

Instagram è stata venduta per un miliardo di dollari quando ancora esisteva solo per iOS. Serve altro per dimostrare qual è la piattaforma di riferimento per gli sviluppatori? Ancora, se il mobile inteso come smartphone si può considerare positivo, discorso analogo non si può fare per i tablet, dove lo strapotere di Apple in termini di hardware e software disponibile è incontestabile (basti pensare alle operazioni di taglio prezzo viste anche in Italia sui tablet Samsung). Del resto, in tutto il settore mobile, big G viene definito dagli analisti un “copycat“, poco onorifico titolo attribuito a chi non porta reali innovazioni ma si limita ad adeguarsi alle innovazioni dei competitor: e dagli schermi capacitivi full touch ai display ad altissima risoluzione (“retina” per Apple), è evidente che le innovazioni arrivano da Apple, mentre nelle inconsuete vesti di guastatore troviamo Microsoft, che anche sui tablet promette sorprese molto interessanti, quando avrà colmato almeno in parte l’attuale, scoraggiante, gap di applicazioni disponibili (in termini quantitativi, ma spesso anche qualitativi).

C’è un settore nel quale Google rimane però leader indiscusso ed è quello più importante per chi possiede o gestisce un sito web: la ricerca pura. Nel mondo, Google è ancora intorno all’80% dei volumi globali, che è sì più del 10% in meno di un anno fa, ma è pur sempre un margine enorme nei confronti di un inseguitore (ancora Microsoft, con Bing) che nonostante gli investimenti rimane lontano nella qualità e nei numeri, raggiungendo al di sotto del 10%. È vero che molto del traffico di ricerca si è spostato su canali più moderni (Facebook e Twitter in primis), ma per ricerche B2B o comunque specificatamente “tecniche” anche in ambito consumer, la ricerca organica, con tutto ciò che le ruota attorno (SEO, SEM, annunci sponsorizzati, adwords, etc.) rimane un business imprescindibile – e molto ricco. Il discorso è più complesso e richiederebbe spazi ben maggiori, per considerare per esempio come Yahoo sta sì scomparendo dalla ricerca organica, ma grazie al proprio Flickr detiene una posizione molto privilegiata nella ricerca per immagini.

Riuscirà Google a mantenere questa leadership nel 2013? Ne troverà altre? O è iniziata una parabola discendente? Sopratutto, ritroveranno a Mountain View lo spirito originario (don’t be evil) che sembra completamente smarrito?

In fortissimo aumento le vendite online da mobile

Nessun commento » | martedì, 8 maggio 2012

La diffusione di dispositivi di navigazione mobile – smartphone e tablet – è in costante crescita e questo dato è sotto gli occhi di tutti. Meno evidente è come il loro incremento stia spostando sensibilmente le performance di vendita dei negozi online, in particolare di quelli con offerte “a tempo”, come Groupon, Groupama, etc.

Non solo, il tasso di conversione tra navigatori e clienti è molto più alto per l’utenza iPad/iPhone, subito seguita dai dispositivi Android. Ciò significa chi visita il sito con un dispositivo mobile ha una maggiore propensione all’acquisto, e questo elemento, di per sè, sarebbe sufficiente a spingere le aziende ad investire maggiormente nelle versioni mobile, che invece troppo spesso godono di budget minimi, sufficienti solo all’adattamento della versione desktop alle specifiche tecniche dei nuovi dispositivi.

In particolare, statistiche alla mano, sembra che la propensione all’acquisto dei navigatori mobile sia pari al 540% rispetto ai navigatori desktop; su valori altrettanto interessanti anche il numero di pagine per visita, la permanenza sul sito e altri indicatori importanti, in primis la frequenza di ritorno.

Con un tasso di crescita costante, l’utenza mobile è senz’altro quella più ricettiva e fidelizzabile, e alle prese con un’offerta di servizi tutt’altro che satura. Una versione dedicata per questi dispositivi ha costi molto inferiori rispetto a un’app, non richiede download e autenticazioni, e sembra al momento, il migliore investimento sulla propria presenza online.

Sfondo del desktop: perchè non un calendario?

Nessun commento » | domenica, 4 marzo 2012

Lo sfondo del desktop è spesso un rifugio dal lavoro: molti di noi amano decorarlo con i luoghi in cui vorrebbero trovarsi, con le persone che ci sono care, con i nostri eroi, le nostre passioni e ciò che in genere ci diverte, ci piace, ci rilassa.

Per questo motivo in passato, in questa rubrica, abbiamo suggerito alcune delle più ricche raccolta da cui prendere ispirazione.

Ora sta prendendo sempre più piede una tendenza tra l’utile e il dilettevole, che prevede di integrare nel proprio desktop (proprio nell’immagine, senza widget e altri strumenti), un calendario: un modo per avere sottomano scadenze, impegni, ma anche contare i giorni che mancano alle ferie o al weekend.

A questo indirizzo trovate un po’ di consigli per marzo 2012!

Il valore del brand: Apple supera Google

Nessun commento » | martedì, 10 maggio 2011

Apple supera Google. Nella classifica globale sul valore stimato dei marchi, spinta dall’avanzata dell’iPad, ma anche dalle ottime vendite di un iPhone 4 che ha superato a vele spiegate l’antennagate e i ritardi di produzione del modello bianco, l’azienda di Cupertino segna un +84% e balza al primo posto in classifica. “Innovando costantemente e arricchendo il suo marchio, Apple ha mantenuto la sua capacità di vendere i prodotti a un prezzo “premium” anche in periodi di incertezza economica – ha affermato Eileen Campbell, direttore generale della Millward Brown, la società che ha stilato la ricerca – Apple è riuscita a scrivere una bella storia alla quale oggi tutti possono ispirarsi”. Google aveva dominato incontrastato la classifica dei marchi più redditizi del mondo ininterrottamente negli ultimi quattro anni.

Se Apple cresce nonostante i probemi di salute e il temporaneo abbandono del suo carismatico guru, Steve Jobs, Google non sta a guardare: è vero che segna una piccola flessione (2%), ma con il browser Chrome e il sistema operativo Android ha posto le basi per una rapida rimonta. “Google è ancora un avversario temibile e resta uno dei marchi più ambiti e importanti”, ha dichiarao Campbell. Tra i fattori che hanno penalizzato Google, la Millward Brown individua invece l’uscita dal mercato cinese.

Terza in classifica è Ibm (+17%), quarta McDonald’s, quinta Microsoft, sesta Coca Cola che supera Budweiser e Pepsi. Unici due marchi italiani presenti nella graduatoria: Telecom Italia (75esimo posto) e Tim  (95esimo).

Se i primi otto brand della classifica continuano a essere americani, la Cina sta avanzando velocemente e ora ha 12 marchi nella top 100 contro i 7 del 2009. Migliorano anche il Brasile, la Russia e l’India.

Tra i sorpassi più importanti, Amazon – recentemente sbarcato in Italia – ha superato Walmart. Sempre sul fronte dei digital brand, come è ovvio l’avanzata più veloce è stata registrata da Facebook, salito del 246% e arrivato al 35esimo posto della classifica.

Google: nuovo attacco all’indicizzazione scorretta

Nessun commento » | venerdì, 29 aprile 2011

All’inizio del 2011 Google ha lanciato un nuovo attacco alle “content-farms”, cioè i siti che pubblicano contenuto spazzatura al solo scopo di attrarre visite dai motori di ricerca.

L’operazione, denominata in codice “Panda update”, è iniziata nei primi mesi dell’anno negli USA, per poi estendersi progressivamente al resto del mondo. Naturalmente, molti effetti collaterali hanno impattato anche sull’indicizzazione di un gran numero di siti web, con alcuni dei principali portali web al mondo che si sono visti sparire dalle prime pagine dei risultati di ricerca e/o hanno perso anche l’80% delle proprie visite.

L’operazione ha gettato nella frustrazione più di un colosso del web, ma ancora non è chiaro se e come Google troverà il modo di riabilitare chi è stato colpito per sbaglio da questo nuovo “giro di vite”. L’unica notizia certa è che che a Mountain View sono nell’insieme soddisfatti dell’operazione, e puntano a rendere ancora più deciso l’attacco alle “content farms”.

Valutare l’impatto per i “comuni mortali” è quindi difficile, ma di certo Google ha chiarito una volta di più quali sono le leve su cui puntare per avere effetti duraturi sul proprio Search Engine Marketing:

  • contenuto originale e di qualità;
  • evitare al massimo le duplicazioni di contenuto, anche ottenute dagli strumenti dinamici del proprio sito;
  • aggiornare, aggiornare, aggiornare! una volta al mese ormai non crea un vantaggio competitivo rilevante, e sfruttando l’interazione sito/social network è possibile ottenere contenuti aggiornati con frequenze ben diverse;
  • premiare la permanenza sul sito, lavorando sulle pagine a visita prolungata, rimuovendo (!) le pagine ad alto tasso di rimbalzo e/o basso tasso di permanenza;
  • rimuovere (si, rimuoverle, anche se ci sono costate tempo e lavoro), le pagine che non generano traffico: questo include anche le vecchie news, i vecchi eventi, con buona pace di chi vorrebbe tenere sul proprio sito un archivio storico globale: 3-4 anni sono sufficienti.
  • se proprio volete tenere tutto quanto, valutate domini alternativi (anche di terzo livello), così da ridurre la negatività di questi contenuti sul vostro sito: è infatti acclarato che pagine basso performanti danneggiano la performance dell’intero sito.

Come ottimizzare le proprie pagine web

Nessun commento » | giovedì, 2 dicembre 2010

Prima di tutto, è bene ricordare che l’ottimizzazione dei propri contenuti è solo uno dei fattori che concorre al risultato del proprio sito sui motori di ricerca. Altri elementi, come ad esempio il numero di link entranti, la frequenza di aggiornamento dei contenuti, o più recentemente, la velocità di risposta del server che ospita il sito web, possono essere altrettanto o più importanti a seconda dello scenario competitivo in cui operiamo.

È bene dunque non aspettarsi miracoli (anche se possono accadere!) dalla semplice ottimizzazione di testi e contenuti, ma vale la pena di dedicare tempo e risorse a questa leva, perché è l’unica sotto il nostro completo controllo.

Indirizzo e nomi pagina

Un buon nome a dominio che include la keyword può essere utile, ma non al punto da penalizzare la riconoscibilità della propria attività o generare nomi troppo lunghi: anche in questo caso infatti, il beneficio in termini di performance sui motori di ricerca è molto inferiore a quanto non fosse fino a un paio d’anni fa.

Per gli indirizzi delle pagine vale un po’ quello che si diceva riguardo ai titoli di pagina: indirizzi troppo lunghi e didascalici stanno perdendo valore a vantaggio di indirizzi brevi e diretti: miosito.it/keyword1-keyword2. Il “-” rimane il simbolo preferibile come separatore.

I tag nella <head>

Il titolo si conferma l’elemento più importante, ma l’abuso di keywords in questo tag ne sta riducendo l’importanza, e inserire per prime le parole chiave veramente importanti: dalla 3a-4a parola in poi, il titolo viene virtualmente ignorato: dobbiamo ringraziare i fenomeni dell’indicizzazione che usavano titoli di 100 e più parole per inserire tutte le keywords del proprio sito in ogni pagina!

La descrizione rimane un tag importante perchè viene spesso mostrata da Google, Yahoo, Bing ecc. nei risultati della ricerca: una buona descrizione favorisce il click-through, che a sua volta concorre all’indicizzazione.

Le keywords rimangono di qualche importanza ormai solo per Yahoo. Se ne può usare qualcuna a beneficio di questo specifico motore di ricerca, ma senza perdere tempo e codice in lunghi elenchi.

Il contenuto

Entrando nel merito del contenuto vero e proprio, il numero di keywords ideale dipende dalla lunghezza del testo, ma in generale non si traggono particolari benefici oltre la 7-8a ripetizione: molto meglio (anche per i propri lettori!) inserire parole correlate.

Un altro elemento che sta perdendo importanza a causa dell’uso scorretto dei sedicenti seo-copywriter sono i tag h1,h2,h3 ecc. Forniscono ormai un minimo contributo, per cui vanno usati solo se ce n’è reale bisogno.

Stessa situazione per il tag <strong>, il cui apporto in termini di ottimizzazione per i motori di ricerca non ne giustifica alcun abuso, anzi: l’ideale ad oggi è usare anche un po’ di corsivo (tag <em>).

L’attributo “alt” delle immagini sta rivelando una crescente importanza, così come il nome del file stesso: anche in questo caso vale la regola del prima è meglio: evitare quindi di inserirla in sottocartelle di sottocartelle di sottocartelle dal nome a loro volta seo, così come è bene evitare nomi di file eccessivamente lunghi: ancora una volta keyword1-keyword2.jpg va benissimo.

Architettura del sito e della pagina

Per raggiungere il vostro prodotto principale, non dovrebbe essere necessario effettuare più di 3-4 click partire dalla home page (e possibilmente da qualsiasi pagina).

I rimandi interni da una pagina all’altra del sito danno indubbi benefici (è logico: se una nostra pagina è linkata da un sito esterno, e la nostra pagina include un link ad un’altra nostra pagina, riversiamo parte del beneficio del link esterno dalla prima alla seconda pagina).

Non servono 10 link alla stessa pagina (per Google conta solo il primo), mentre i link dentro al copy hanno maggiore valore dei link permanenti, specie se nel footer o nella sidebar.

È bene che le keywords appaiano il prima possibile nella pagina (un altro buon motivo per non usare menu a scomparsa imbottiti di testi e link di navigazione che concorrono a posticipare l’ingresso dei contenuti “veri“).

Naturalmente il sito deve essere accessibile e quanto più possibile w3c compliant.

Conclusioni

Tutte queste pratiche possono concorrere al massimo al 30-40% del totale del risultato della vostra indicizzazione, quindi è bene non sacrificare troppo l’esperienza utente e/o i vostri obiettivi promocommerciali al servizio di una troppo ligia applicazione.

D’altra parte, in mercati non sempre evoluti, e con basso tasso di link esterni (specie nel B2B), è pur vero che ci si può aspettare una concorrenza molto livellata su tutti gli altri aspetti di SEO, per cui è possibile, e a volte probabile che sia proprio l’ottimizzazione in pagina a fare la differenza.

Google: la velocità del sito incide nell’indicizzazione

Nessun commento » | venerdì, 29 ottobre 2010

La notizia non è recentissima, essendo in effetti stata ufficializzata da Google già nell’aprile scorso, ma di fatto il colosso di Mountain View sembra non aver ancora le idee del tutto chiare circa questa nuova e chiaccherata introduzione.

Pare infatti che all’interno della stessa Google non tutti fossero concordi nell’approvare questa decisione, che è in sostanza un po’ antidemocratica, poichè la velocità di un sito, fatta salva una valida gestione delle query, dipende principalmente dal servizio di hosting del sito stesso, e quindi, pur con le dovute eccezioni, avvantaggia – a parità di contenuti – chi ha la possibilità di investire più denaro nel mantenimento del sito stesso.

D’altra parte, l’iniziativa è sensata nella misura in cui Google vuole offrire, a chi utilizza i propri servizi di ricerca, i risultati migliori sotto ogni punto di vista: ed un sito pur aderente alla ricerca impostata, ma di faticosa navigazione, non è un buon suggerimento per il navigatore.

Nel tempo sono emersi altri fattori che sembrano mostrare ulteriori ragioni dietro questa scelta: la recente ricerca istantanea e soprattutto la recentissima “site preview” beneficiano indubbiamente di siti più performanti.

Inoltre, la ricerca di innovazione potrebbe essere dovuta anche alla rapida escalation di Bing, il motore di ricerca targato Microsoft, che pur restando assai distante, cresce costantemente a doppia cifra sin dal suo lancio, e potrebbe scalzare entro fine anno Yahoo! dal secondo posto della classifica dei motori di ricerca più usati.

Qual è l’impatto per agenzie e clienti? Noi ci sentiamo di consigliare, ora più che mai, di fare in ogni caso un piccolo upgrade del proprio hosting; è vero che Google non è immune da errori (Buzz e Wave per citare i più recenti) e potrebbe (ma pare improbabile) fare retromarcia sulla “site speed” come “ranking factor“. Un sito più veloce è sempre e comune un servizio migliore offerto ai Vostri navigatori. D’altro canto, non si può certo pensare che un hosting di prima qualità garantisca da solo un’indicizzazione soddisfacente sui motori di ricerca.

5 trucchi per le ricerche su Google

Nessun commento » | lunedì, 19 aprile 2010

Per quanto insidiato da Facebook nella sua leadership di sito più utilizzato al mondo, Google è saldamente al primo posto per quanto riguarda l’utilità. Ma il suo uso può essere ancora più efficace con alcuni piccoli trucchi; eccone alcuni.

  1. Utilizzare l’operatore “site:” per cercare su un sito specifico. È vero, molti siti hanno dei motori di ricerca interni, ma la loro efficacia a volte lascia a desiderare, sia in termini di profondità della ricerca, sia di presentazione dei risultati ottenuti. Tramite l’operatore “site” si usa la potenza di Google per una ricerca efficace e ordinata per rilevanza. Ad esempio per cercare su autoblog.it tutti gli articoli che parlano della BMW 320, si deve usare: bmw 320 site:autoblog.it.
  2. Usare Google per verificare la pronuncia. Le “ricerche alternative” suggerite da Google (Forse cercavi:) sono un utile strumento in italiano e ancor più in inglese. Camicie o camice? Mistery o Mystery? Una ricerca può chiarire il dubbio. Ancora, per sfruttare le funzioni “da dizionario” di Google, si può usare l’operatore “define”. Ad esempio define: camicie mostrerà vari significati di questa parola.
  3. Usare Google come calcolatrice. È vero che le calcolatrici sono presenti anche nei nostri computer, ma a volte è più comodo visualizzare il risultato semplicemente digitando l’operazione direttamente nel brower. Da 2+2 a (120*4)/(2*4), Google può rendere l’operazione più rapida.
  4. Usare Google come convertitore di valuta. A patto di imparare le abbreviazioni delle principali valute, Google è comodo anche per queste azioni: basta digitare 100 eur in usd per avere la conversione di 100 euro in dollari, 100 eur in gbp per la conversione in sterline, e così via.
  5. Cercare documenti specifici. Google può effettuare la ricerca solo per formati specifici; se ad esempio si cerca una presentazione powerpoint sui Beatles, bisognerà specificare il formato di powerpoint (ppt) con l’operatore “filetype:” Ad esempio, beatles filetype:ppt.